Villa Valier Bembo Corò

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VillaValier_barchessa e parco

Villa Valier è un edificio del 500 che si affaccia sul Brenta, con affreschi di carattere allegorico e paesaggistico dipinti tra il 500 e il 700. Comprende l’oratorio, anch’esso del 500, completo degli arredi, la suggestiva scala ovoidale interamente affrescata, e una grande barchessa del 700 con cantina e granai. La villa è inserita in un lussureggiante parco con alberi secolari.

La località in cui è situata, denominata “La chitarra”, deve il nome all’affresco di Villa Valier che raffigurava una donna che suona la chitarra, come si vede in un incisione di Vincenzo Maria Coronelli del 1709
Valier è il nome di un’antica famiglia del patriziato veneziano che appartiene al ristretto numero delle famiglie che furono rappresentate nel gran consiglio di Venezia da uno o più membri, ininterrottamente, per mezzo millennio, dalla Serrata del 1297, alla fine della Serenissima nel 1797 ad opera delle truppe napoleoniche
La famiglia Valier annovera due Dogi della Serenissima, Bertuccio e Silvestro, e due cardinali della Chiesa Cattolica, Agostino e Pietro.
Mentre Bertuccio verrà ricordato per aver respinto le proposte di pace dei turchi, il figlio Silvestro (1630 – 1700), passerà alla storia per essere stato il Doge dei poveri. Nonostante fosse conosciuto per il suo amore verso la bella vita, era particolarmente attento alle problematiche del popolo. La sua figura, inoltre, aveva un fascino particolare, in quanto sua moglie Elisabetta Querini, nota per il suo carisma, fu l’ultima Dogaressa di Venezia e l’unica che poté usufruire della solenne incoronazione dopo il 1646, anno in cui una legge vietò i pomposi e costosi festeggiamenti per preservare le casse dello Stato.
La villa, che fino all’800 presentava un maestoso frontale affacciato sul naviglio Brenta e una grande sala da ballo, fu luogo di festeggiamenti ufficiali e ricevimenti sontuosi.
Proprio in questa Villa, nel 1666, ebbero luogo i festeggiamenti ufficiali dedicati al passaggio per gli Stati Veneti di Margherita, figlia del Re di Spagna, in viaggio per raggiungere il futuro marito Leopoldo I d’Asburgo, Imperatore del Sacro Romano Impero. Per accogliere la futura imperatrice, il Doge Silvestro Valier, organizzò uno dei più sontuosi ricevimenti che la storia ricordi. Le cronache del tempo raccontano che il Doge si presentò agli ospiti con un abito foderato di merletto d’oro, con grossi diamanti per bottoni e una pesantissima spada ricoperta di pietre preziose.
L’attuale facciata dell’edificio padronale deve la propria configurazione a un intervento risalente ai primi decenni dell’Ottocento. Quell’intervento però ha con ben maggiore consistenza modificato il complesso cinquecentesco di Villa Valier, demolendo forse perché fatiscente – quella porzione di residenza che da questa facciata (nella prima realtà costruttiva un muro interno) si prolungava fino alla riva del Brenta. Qui s’innalzava il magniloquente prospetto voluto dai Valier aspiranti al dogado, che costituiva il principale accesso dal naviglio alla proprietà. Testimoniato nelle vedute incise da Coronelli, Volkamer e Costa, il suo apparato architettonico e decorativo era impostato su un ordine gigante di quattro lesene rustiche a conci lisci che sorreggeva un’importante trabeazione e un paramento attico con vasi scolpiti. Tra le campate, al centro, il portale arcuato d’ingresso e finestre architravate di lato. Un piano ammezzato era suggerito dalle illusionistiche balaustrate dalle quali si affacciavano figure diverse tra cui una suonatrice di chitarra, affrescate forse durante gli anni sessanta del Cinquecento da Giambattista Zelotti e di cui le Gallerie dell’Accademia di Venezia conservano brani staccati. Due setti murari scavati ciascuno da una nicchia ospitante una statua raccordavano la facciata con l’alto muro di cinta, mentre una scalinata scendeva verso l’acqua e forniva l’approdo.
Tutt’oggi orientata a ovest, verso il canale, l’attuale facciata principale si presenta meno magniloquente rispetto a quella originaria sopra descritta. Articolata su tre livelli fuori terra, è scandita da cinque assi di aperture rettangole con cornici in pietra. L’asse di simmetria viene segnato al piano terra dal portale d’accesso alla villa, coronato da cimasa su mensole lapidee, e al primo livello da una porta finestra, la quale si affaccia su di un corto balcone protetto da parapetto metallico. Il piano nobile, è arricchito solamente da un piccolo timpano triangolare su mensole, che corona l’apertura centrale.
Sul corpo lungo della residenza, al capo opposto al fiume, si innestano tutt’ora la barchessa, ortogonale verso sud, e altri annessi legati in origine alle attività del fondo agricolo. Il portico, di elegante definizione architettonica, è formato dalla sequenza di nove archi a tutto sesto su pilastri di muratura. Il decimo volta sul lato corto della barchessa per garantire l’accesso carraio a cui fornisce dignità architettonica l’inquadratura composta da lesene pseudo-doriche con frontone triangolare sovrapposto.
In adiacenza, sempre con accesso dalla strada, sorge la cappella gentilizia realizzata probabilmente alla fine del secolo. È definita in facciata da due lesene ioniche e un frontone con dentelli, la cui trabeazione è sostituita dal pulvino per permettere l’apertura della grande finestra semicircolare che si sovrappone al semplice ingresso architravato.
Dopo i Valier la Villa subì vari passaggi di proprietà, dai Bembo e ai Dolfin, nell’Ottocento ai Gregorina, più recentemente alla famiglia Rocca e ora dei Corò.