La Riviera del Brenta nella storia

La Riviera del Brenta nella storia

La Riviera del Brenta, frequentata da Casanova, Galileo, Byron e d’Annunzio, disegnata dal Coronelli e dal Costa, dipinta dal Tiepolo, dal Cimaroli, dal Guardi e dal Canaletto, decantata da Goethe a Goldoni, ospitò reali di Francia e di Russia; vi soggiornarono Napoleone, gli Asburgo e i Savoia.
Un territorio che racconta secoli di storia.
Il 17 aprile 1345, il Maggior Consiglio della Repubblica di Venezia abrogava la legge che fino ad allora aveva proibito ai cittadini della Serenissima l’acquisto di terreni in terraferma e così parte degli interessi del patriziato veneto si spostarono dal commercio all’entroterra e lungo le rive del Brenta.
La possibilità di intensificare lo sfruttamento dei possedimenti in terraferma, pose il problema di come controllare da vicino la produzione.

Nasce la Villa Veneta

Nacquero, allora, delle residenze di campagna che interpretarono le nuove esigenze e in un solo complesso riunivano la dimora padronale e gli edifici destinati ai vari servizi, creando così vari tipi di villa:
– la villa-azienda per chi trovava nell’agricoltura una nuova fonte di ricchezza;
– la villa-tempio, cenacolo di artisti e intellettuali;
– la villa-reggia, edificio di rappresentanza e sede di grandi feste e banchetti;

Incisione di Vincenzo Coronelli, palazzo Cappello a Stra con burchiello e tirante XVIII secolo

sempre e comunque, sontuose dimore, opera di famosi architetti, decorate ed affrescate da pittori eccelsi, a testimoniare una stagione di splendori.
La Villa Veneta originò il fenomeno della “villeggiatura” che si presentò nel Veneto tra il XV secolo e il XVI secolo e perdurò per i due secoli successivi, fino alla caduta della gloriosa Repubblica di Venezia nel 1797. Fu a questo scopo che, nel Veneto, furono costruite circa 2000 ville che ancor oggi testimoniano una secolare cultura architettonica.
A partire dal XVI sec. i canali e i fiumi comodamente raggiungibili da Venezia, furono costeggiati da sontuose residenze estive.
Il Canal del Brenta, che collegava, insieme ad altri corsi, Venezia con Padova, era il canale alla moda, luogo di delizia e prolungamento ideale del Canal Grande di Venezia, dove fiorirono più di una settantina di lussuose ville.
Le rive da una e dall’altra parte di questo fiume sono tutte piene di palagi e le deliziose habitazioni de’ Nobili, e più opulenti cittadini, con Horti, Giardini, e ben popolati Villaggi, a segno tale, che chi naviga sopra di esso rassembra andare a diporto in mezzo ad una Città per il corso di 16 miglia che formano quasi un continuato Borgo, il quale unisce la Metropoli di quello Stato colla Città di Padova” (1697 Vincenzo Coronelli).

L'Arcadia in Brenta

L'Arcadia in Brenta - Edizione di Ginnesio Gavardo Vacalerio_, pseudonimo di Giovanni Sagredo

Grandi architetti, quali Palladio, Scamozzi, Frigimelica, crearono dimore estive per i patrizi veneziani che trascorrevano il loro periodo di “villeggiatura” in terraferma, in una vera e propria arcadia di dame e cavalieri che giocavano, cantavano, vivevano amori e narravano novelle.
E’ di Giovanni Sagredo “L’Arcadia in Brenta” (1667), pubblicata con lo pseudonimo di Ginnesio Gavardo Vacalerio, una raccolta di novelle della seconda metà del Seicento, ambientata sulla Riviera del Brenta, uno dei più rinomati luoghi di villeggiatura d’epoca; otto giornate che una lieta brigata di nobili veneziani trascorre tra Ville, giardini, peschiere e luoghi ameni di quella dorata Arcadia.

Charles de Brosses

Ed è nella Riviera del Brenta che anche Carlo Goldoni, a metà del ‘700,  ambienta la sua “Arcadia in Brenta”, opera buffa che racconta dei nobili e dei ricchi borghesi veneziani e delle loro smanie per la vacanza sulla terraferma; qui il proprietario di una villa sulla riviera del Brenta, vi invita una piccola folla di ospiti ricreando un’Arcadia in miniatura; una brigata allegra, ma vorace, che divora quanto trova e si trasferisce poi in un’altra villa per continuarvi la loro spensierata vacanza.

Il Burchiello

Burchiello sul Brenta

Ed è qui che, non lontani dalla città, i patrizi più facoltosi trascorrevano le loro vacanze, partendo da Venezia con comode imbarcazioni chiamate Burchiello che risalivano il Canale Navigabile del Brenta; queste imbarcazioni erano spinte a forza di remi da S. Marco, attraverso la laguna veneta sino a Fusina, da dove venivano trainate da cavalli fino a Padova, lungo la Riviera del Brenta. La nobiltà veneziana trasferì anche sul Burchiello l’eleganza, la raffinatezza ed il lusso propri della città di Venezia.

Enrico III

Nel 1574 il naviglio del Brenta, da Venezia al Portello di Padova, fu percorso da un corteo di imbarcazioni che accompagnavano Enrico III, re di Francia, di ritorno dalla Polonia e il re rimase affascinato dalle bellezze e monumentalità del percorso e poi volle soggiornare a Villa Foscari La Malcontenta.

Giacomo Casanova

Giacomo Casanova racconta nella “Storia della mia vita” la sua esperienza sul Burchiello del 1734 in compagnia del Baffo, famoso poeta erotico veneziano.
Fra le tante descrizioni dell’imbarcazione citiamo quella di Charles de Brosses (1739): “… il più grazioso rampollo del mondo, molto rassomigliante, in bello, alle nostre diligenze d’acqua, e infinitamente più pulito ed elegante, con una piccola anticamera per i servi, una cabina tappezzata di broccatello veneziano, con una tavola, e due corridoi ornati in marocchino, aperti su otto autentiche finestre e su due porte a vetri. Trovammo la nostra dimora cosi gradevole e comoda che, contrariamente al solito, non avevamo la minima fretta di arrivare, tanto più che eravamo forniti di molti viveri, di vino delle Canarie...”.

Ritratto di Charles de Montesquieu 1689-1755

Nel settembre del 1728, giunto a Venezia, anche Montesquieu sale sul Burchiello e viaggia lungo la Riviera: “per la Brenta, un fiume trasformato in canale mediante quattro chiuse; così un solo cavallo tira una barca assai grande e si fanno venticinque miglia in otto ore. Lungo la Brenta si vedono belle dimore patrizie. Il Nobile Pisani ne ha iniziata una che sarà straordinariamente superba … “.

Carlo Goldoni

II Burchiello diventa quasi un piccolo palcoscenico sui quale si mescolano le più diverse classi sociali. Goldoni, gli dedica un poemetto e le osserva tutte mentre: “Gera in barca da Padoa, o sia Burchiello, / che va via per la Brenta ogni mattina” ed aggiunge poi: “Folta la compagnia de zente varia, / Tutti gera sentadi in ordinanza; / gh’era zente civil, zente ordenaria:/de caratteri vari una misianza“, “Parlo di quel che a noleggiar si affaccia/ pel tragitto di Padova ogni mattina;/ non già della notturna, ampia Barcaccia” “Di quel vaghissimo Naviglio, / di specchi, e intagli, e di pitture ornato, / che ogni venti minuti avanza un miglio, / da buon Rimurchio, e da’ Cavai tirato“.

Johann Wolfgang Goethe

Nel 1786, Goethe arriva a Padova, visita l’Orto Botanico e, poi, va a Venezia e così descrive il viaggio lungo la Riviera del Brenta:
Soltanto poche parole sul viaggio da Padova a Venezia: la navigazione sul Brenta con il pubblico Burchiello, in compagnia di gente ben educata (perché gli italiani sono riguardosi fra loro), è comoda e piacevole. Le rive sono abbellite da giardini e da padiglioni, piccoli villaggi si affacciano alla sponda, costeggiata a tratti dall’animata strada maestra. Poiché il corso del fiume è regolato da chiuse, bisogna spesso fare delle piccole soste, di cui si può approfittare per dare un’occhiata al paese e per gustare i frutti che vengono offerti in abbondanza. Poi si risale sul battello e si continua la nostra via, attraverso un mondo vivace, tutto fertilità e animazione.

Giuseppe Zais - Ritrovo nel parco della villa con gioco dell'altalena

Era il tempo della smania della villeggiatura durante la quale, come scrisse il Goldoni “tutti gode di un’immensa libertà, si teneva grosso gioco, tavola aperta, feste di ballo e spettacoli”.
Il viaggio lungo la Riviera del Brenta era affascinante e divertente; nel lento procedere tra le ville e i salici piangenti, dame e cicisbei, nobili ed avventurieri, commedianti ed artisti animavano la vita di bordo, rendendo pittoresco e piacevole il tragitto fluviale.

Gabriele DAnnunzio

Si usava, inoltre, nel tempo della villeggiatura, “andar per ville” e le allegre brigate si trascinavano da una villa all’altra, da una festa all’altra, tra fastosi ricevimenti e sontuosi banchetti che duravano anche una settimana.

Un fiume – scriverà Gabriele D’Annunzio nel Fuoco – un tempo magnifico e glorioso nei sonetti degli abati cicisbei quando per la sua corrente scendevano i burchielli pieni di musiche e di piaceri”.

Arriva Napoleone e muore la Repubblica di Venezia

Sul finire del settecento, con la caduta della Repubblica di Venezia nel 1797 ad opera di Napoleone, i disagi della dolce vita veneziana si rifletterono sull’entroterra; molte Ville chiusero, scomparvero feste e banchetti e la dolce vita della Riviera del Brenta; e poiché diminuì il numero dei passeggeri e le corse, anche il servizio di linea di lusso del Burchiello infine cessò.
Oberato da confische, tasse e gabelle, prima dal governo napoleonico e poi da quello asburgico, cessati i grandi privilegi sui commerci, il grande patriziato veneziano in parte scomparve; le Ville divennero spesso luogo di ricovero di attrezzi agricoli e il fiume percorso solo da battelli che trasportavano carbone, legnami e merci povere; un lungo periodo di declino investì la Riviera del Brenta.

Rinasce la Riviera del Brenta e riparte il Burchiello

Burchiello viaggio inaugurale, 1960

Negli anni ’50 con i primi movimenti turistici inizia un interesse alla riscoperta della Riviera.

Dopo 150 anni, nel 1960, l’Ente Provinciale per il Turismo di Padova riscopre e ripropone nuovamente, come itinerario turistico, il servizio di linea del Burchiello, grazie ad una felice intuizione del suo direttore Francesco Zambon, utilizzando un bianco vaporetto della prima guerra mondiale, che aveva trasportato i vittoriosi bersaglieri a Trieste, completamente restaurato con divani, bar e toilette a bordo, un lusso per quei tempi. Il servizio di linea del Burchiello fu inaugurato nel 1960 dall’allora Presidente del Consiglio dei Ministri, e poi Presidente della Repubblica Italiana, Antonio Segni e riprese con un notevole incremento dei passeggeri.

Nel frattempo, le categorie economiche del turismo cominciarono ad investire in importanti premi e grandi eventi di rassegne gastronomiche. Memori dei grandi banchetti in villa, tramandati dalla storia, recuperarono e riproposero gran parte della prestigiosa capacità di preparazione delle specialità a base di pesce perduta nei tempi del declino.
Le osterie un po’ alla volta diventarono trattorie e ristoranti, le Ville vennero in parte restaurate e sorsero nuove strutture ricettive; alcune dimore storiche furono aperte alle visite, altre si trasformarono in albergo.
Le premesse per un rilancio turistico della Riviera del Brenta cominciarono a manifestarsi e il movimento turistico crebbe con un gran fioritura di ristoranti e nuove strutture ricettive.